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Autore: A.S. Neill

Il Totalitarismo, incominciava, e incomincia ancor oggi, nella culla.
Le prime interferenze con la natura del bambino sono di tipo dispotico e riguardano sempre la sfera del cibo. Iniziano con la costrizione imposta al neonato a digiunare o a mangiare secondo un orario prestabilito. La superficiale giustificazione che si dà a questo fatto è che, in questo modo, la routine giornaliera e le abitudini degli adulti non sono troppo modificate.
Ma in profondità il vero motivo è l'odio per la nuova vita e per le sue esigenze. Questo lo si nota nell'indifferenza e nella calma con cui spesso in molte famiglie si ascoltano gli strilli di un bambino affamato. L'autoregolazione dovrebbe iniziare fin dalla nascita con i primissimi pasti. Ogni bambino ha il diritto naturale di mangiare quando vuole mangiare. è facile per la madre accontentare il bambino quando è a casa. Ma, nella maggior parte delle cliniche materne, il bambino viene tolto alla madre subito dopo la nascita e viene posto in una nursery.

Alla madre non si permette di allattarlo per le prime ventiquattro ore.
Chi può dire che al bambino non ne derivino danni permanenti?
Oggi in alcuni ospedali si fa in modo che il bambino possa rimanere con la madre, e che sia lei personalmente ad occuparsene per tutto il periodo della degenza.
Presentarsi all'ufficio accettazione della maternità senza essersi prima resi conto di come vanno le cose, vuol dire che se ne devono poi accettare le regole così come sono. Le madri che intendono abituare i propri figli all'autoregolazione dovrebbero guardarsi dall'andare in un ospedale che non permette loro di stare nella stessa stanza con il bambino: in altre parole, un ospedale che non ammette l'autoregolazione del neonato.

E' molto meglio avere il bambino in casa piuttosto che sottoporlo a una simile crudeltà. L'alimentazione a orario fisso, che è stata per tanto tempo il metodo canonico di dottori ed infermiere, è stata attaccata con argomenti così solidi che molti medici l'hanno abbandonata.
E' una cosa palesemente sbagliata e dannosa. Se un bambino alle quattro sta piangendo per la fame e non gli si da da mangiare fino all'orario indicato dalla tabella, lo si sottopone ad una disciplina stupida, crudele e contraria alla vita che provocherà gravissimi danni al suo sviluppo fisico e spirituale. Il bambino deve mangiare quando ha fame. Dapprima sentirà il bisogno di mangiare di frequente perché può assorbire solo piccole quantità di cibo alla volta. Cattiva abitudine è quella di dare al bambino una poppata d'acqua alla sera. Durante la notte, se il bambino ha fame, deve poter mangiare come al solito. Dopo due o tre mesi, il bambino imparerà a regolarsi da solo e potrà mangiare cibo in maggiore quantità: così gli intervalli fra le poppate saranno più lunghi. Per esempio, il bambino vorrà mangiare fra le dieci e le undici di sera e fra le cinque e le sei dei mattino successivo. In questo, non vi sono naturalmente regole precise, e fisse. In ogni nursery dovrebbe essere scritta questa regola fondamentale: Non si deve lasciar urlare il bambino. Si deve accudire ai suoi bisogni in ogni momento. Allevandolo secondo le tabelle orarie, la madre sarà sempre qualche passo prima del bambino. Come un esperto di tempi e metodi saprà esattamente cosa fare subito dopo. Ma alleverà un bambino meccanico e condizionato. Un simile bambino naturalmente darà pochi fastidi agli adulti, ma a spese del suo naturale sviluppo. L'autoregolazione invece, ogni giorno, ogni attimo, diventa una nuova scoperta per la madre. Perché allora la madre è sempre un passo dietro il bambino, e in ogni momento impara con la continua osservazione: dì conseguenza se il bambino piange per una mezz'ora dopo una buona poppata, la madre dovrà cavarsela da sola, senza badare a quello che dicono gli specialisti dì tabelle. E, scomodo? Ha dell'aria nello stomaco? Oppure vuole mangiare ancora? Vuole della compagnia perché si sente solo? La madre dovrebbe reagire con il suo spontaneo affetto e non secondo delle regole infelici uscite da qualche libro. Ogni bambino se lasciato a se stesso elaborerà la sua tabella personale. Questo vuol dire che il bambino ha la capacità di autoregolarsi non solo durante l'allattamento ma anche dopo, quando mangerà cibi solidi. Il vizio di succhiare il pollice fin da grandicelli o spesso addirittura fino all'adolescenza è l'ovvio risultato dell'alimentazione ad orari fissi. Nel succhiare ci sono due componenti: la fame di cibo ed il piacere sensuale dell'atto. Quando viene il momento di mangiare. C'è un improvviso aumento di piacere orale che viene soddisfatto prima della fame.
Se il bambino è costretto a gridare e a piangere perché l'orologio dice che lui non ha fame, tutte e due le componenti rimangono insoddisfatte. Ho visto una madre in una clinica per la maternità che seguiva le istruzioni del medico, staccare il bambino dal seno perché secondo l'orologio il bambino aveva poppato per un tempo sufficiente. Non riesco a pensare ad un sistema più efficace per produrre un bambino difficile. E' quasi incredibile che i genitori e medici ignoranti osino intervenire sul naturale comportamento e sui naturali impulsi dei bambino, distruggendo la gioia e la spontaneità con le loro assurde convinzioni sulla necessità di guidarlo e di formarlo.

Sono persone simili che segnano l'inizio dei malanni di tutta l'umanità, psichici e somatici.
Più tardi, scuola e chiesa continueranno il processo di educazione alla disciplina e all'odio per il piacere e la libertà. Una donna ci scrisse una volta per parlarci del suo piccolo, autoregolato. Quando iniziò a nutrirsi di cibi solidi gli si offriva, per esempio, di scegliere fra cibi diversi e di prenderne la quantità che desiderava. Se rifiutava un certo tipo di verdura gliene davano un altro, oppure poteva addirittura passare al dessert. Molto spesso, il bambino mangiava la verdura che aveva rifiutato dopo aver mangiato il dessert. A volte non mangiava nulla, un segno sicuro che non aveva fame. Il pasto successivo lo mangiava con particolare appetito. Troppo di frequente una madre crede di conoscere i bisogni del figlio meglio di lui. Questo non è possibile. Lo si può dimostrare con facilità ad esempio riguardo all'alimentazione. Qualsiasi madre può disporre sulla tavola, del gelato, dei dolci, del pane integrale, pomodori, lattuga e altri cibi e dare quindi una completa libertà di scelta al figlio. Un bambino normale, se non si interferisce, imparerà a scegliere una dieta equilibrata in circa una settimana. Ho sentito dire che una cosa simile è emersa anche da una serie di esperimenti controllati condotti negli Stati Uniti. A Summerhill diamo a tutti i bambini anche i più piccini una completa libertà di scegliere nel menu giornaliero. Ad ogni pasto c'è la possibilità di scegliere fra almeno tre piatti principali. Il risultato, ovviamente, è che c'è molto meno spreco a Summerihll che nella maggior parte delle altre scuole. Ma non è questa la ragione per cui lo facciamo, perché preservare il bambino ci importa assai di più che risparmiare il cibo. Quando i bambini si nutrono con una dieta equilibrata i dolci che possono comprare con i loro spiccioli non possono far loro male. I bambini amano i dolci perché il loro organismo ha un bisogno estremo di zucchero, ed è giusto che ne mangino. Costringere un bambino a mangiare uova e prosciutto quando lui li odia è una pretesa assurda e crudele. A Zoe fu sempre permesso di scegliere da sola quello che voleva mangiare. Quando era raffreddata, mangiava solo frutta e succhi di frutta senza che noi glielo suggerissimo. Non mi è mai capitato di vedere una bambina che mostrasse meno interesse per il cibo di lei. Una scatola di cioccolatini sul suo tavolo avrebbe potuto rimanere intatta per giorni interi, e i piatti più stuzzicanti a colazione o a pranzo la lasciavano indifferente. Se per esempio era seduta per fare colazione e un bambino la chiamava da fuori per giocare, lasciava perdere sempre il cibo e non ritornava più a mangiare. Siccome le sue condizioni fisiche erano sempre eccellenti, la cosa non destava preoccupazioni. Naturalmente, la maggior parte dei genitori stabilirà il menu a seconda delle preferenze personali. Se sono vegetariani, daranno ai figli cibi vegetariani. Ho notato spesso, tuttavia, che i figli di genitori vegetariani mangiano con il massimo gusto piatti di carne. Da profano qual sono nel campo della dietetica, ritengo che non importi affatto se un bambino mangia carne o meno. Finché la sua dieta sarà bilanciata, la sua salute sarà con ogni probabilità ottima. Non sento mai di casi di diarrea qui a Summerhill, e raramente di casi di stitichezza. C'è sempre un sacco di verdura cruda, ma talvolta i nuovi allievi rifiutano di mangiarla. Di solito, con l'andar del tempo, gli allievi l'accettano e cominciano a mangiarla con piacere. In ogni modo, i bambini di Summerhill non danno quasi nessuna importanza al cibo, e così appunto dovrebbe essere. Il cibo è una grande fonte di piacere durante la infanzia. Perciò è cosa importantissima ed essenziale non angariare i bambini imponendogli di man.giare secondo l'etichetta. L'amara verità è che a Summerhill i bambini ai quali sono stati insegnati i modi più raffinati sono quelli che si comportano peggio. Quanto maggiori sono le pretese e il rigore della famiglia tanto peggiori diventano i modi dei bambini quando questi sono liberi di essere se stessi. Non vi è altro da fare che lasciare che il bambino sfoghi le sue tendenze represse, finché non imparerà nell'adolescenza a sviluppare da solo le proprie buone abitudini. Il cibo è la cosa più importante nella vita infantile, molto più del sesso. Lo stomaco è egoista ed egocentrico. L'egoismo è caratteristico dell'infanzia. Un bambino di dieci anni è molto più possessivo nei confronti del suo piatto di montone di quanto un antico capotribù non fosse nei confronti delle sue donne. Se si permette al bambino di sfogare il suo egoismo, come avviene a Summerhill, l'egoismo si trasforma gradualmente in altruismo e in interesse per gli altri.

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