Autore:
A.S. Neill
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Vi
sono così pochi bambini autoregolati
a questo mondo che si può solo
tentare di descriverli. I risultati osservati
fino ad ora suggeriscono la possibilità
di un nuovo tipo di civiltà, di
una civiltà più profondamente
rinnovata di ogni nuova società
promessa da un qualunque partito politico.
L'autoregolazione implica la fiducia nella
bontà della natura umana, la convinzione
che non esiste e non è mai esistito
qualcosa come il peccato originale.
Un bambino completamente autoregolato
non esiste ancora. Ogni bambino finora
esistito è stato modellato dai
genitori, dagli insegnanti, dalla società.
Quando mia figlia Zoe aveva due anni,
una rivista, il Picture Post, pubblicò
un articolo su di lei, dicendo che di
tutte le bambine inglesi lei era quella
che aveva le più grandi possibilità
di essere veramente libera. Questo non
era del tutto vero, perché Zoe
viveva e vive tuttora tra altri bambini
non autoregolati. Tutti questi bambini,
chi più chi meno, erano stati condizionati;
e poiché le modificazioni imposte
al carattere portano all'odio e alla paura,
Zoe si trovava a contatto anche con bambini
ostili alla vita.
Avevamo insegnato a Zoe a non aver paura
degli animali. Tuttavia un giorno fermai
la macchina vicino ad una fattoria e le
dissi: " Avanti, andiamo a vedere
le mucche "; si impaurì improvvisamente
e disse: " No, le mucche mi mangiano
". Glielo aveva insegnato un bambino
di sette anni che non aveva avuto una
educazione autoregolata. D'altra parte,
la paura durò solo una o due settimane.
Vi fu poi una altra storia sulle tigri
in agguato fra i cespugli, ma anche questa
durò molto poco.
Sembra che il bambino autoregolato sia
in grado di superare le influenze nocive
dei bambini condizionati in un tempo relativamente
breve. Le paure acquisite da Zoe on duravano
mai a lungo; tuttavia nessuno è
in grado di dire fino a che punto non
abbiano esercitato influenze nocive sul
suo carattere. Moltissima gente in tutto
il mondo ha detto con superficialità
di Zoe: " Finalmente un fatto nuovo,
una bambina piena di grazia, di equilibrio
e di gioia, in ottimi rapporti con ciò
che la circonda ". Zoe è,
per quanto lo si possa essere in una società
nevrotica, una bambina naturale che sembra
capace di distinguere con naturalezza
i confini fra libertà e licenza.
Uno dei pericoli che incontrano i bambini
autoregolati, è che gli adulti
mostrano nei loro confronti un interesse
tale che essi si trovano sempre al centro
dell'attenzione. E' probabile che in una
comunità di bambini autoregolati,
dove tutti si comportano liberamente e
con naturalezza, nessun bambino si distinguerebbe
dagli altri. Nessuno si sentirebbe incoraggiato
a mettersi in mostra e, infine, non ci
sarebbe quella gelosia che gli altri bambini
mostrano verso un bambino libero che non
ha le loro inibizioni. Confrontato con
quello del suo amico Ted, il corpo di
Zoe da piccola era morbido ed agile. Quando
la si prendeva in braccio era rilassata
come un gattino; il povero Ted, al suo
confronto sembrava un sacco di patate:
non riusciva a rilassarsi, le sue reazioni
erano di resistenza e di difesa, ogni
suo atteggiamento dimostrava ostilità
verso la vita. Io prevedo che i bambini
autoregolati non attraverseranno mai questo
stadio spiacevole. Non vedo nessun motivo
perché questo debba avvenire. Se
fino dalla più tenera infanzia
non hanno avuto la sensazione di essere
inibiti e repressi non c'è ragione
per cui più tardi debbano ribellarsi
al genitori. Anche nelle famiglie non
completamente libere, l'eguaglianza fra
genitori e figli è talmente effettiva
che non sorge il bisogno di lottare contro
i genitori per liberarsene. Autoregolazione
significa diritto per un bambino di vivere
liberamente senza essere soggetto all'autorità
esterna, sia nella sfera psichica che
nella sfera somatica. Vuol dire che il
bambino mangerà quando avrà
fame, che metterà abiti puliti
solo quando vorrà farlo, che non
dovrà mai essere spaventato o picchiato,
che dovrà essere sempre protetto
ed amato.
Sembra una cosa bella, naturale, facile
e tuttavia è stupefacente vedere
quanti giovani genitori, che accettano
l'idea, riescono in realtà a travisarla.
Tommy, quattro anni, batte sulla tastiera
del piano di un vicino con un martello
di legno. Gli orgogliosi genitori sorridono
trionfanti, quasi a dire: " Non è
una cosa meravigliosa, la autoregolazione?
". Altri genitori credono che non
si debba mai mandare a letto un bambino
di diciotto mesi, perché questo
vorrebbe dire interferire con la natura.
No, al bambino si deve permettere di stare
alzato ma quando la mamma vede che è
stanco, deve portarlo a dormire. Altrimenti
succede che il bambino diventa sempre
più stanco e irascibile. Non dice
che vuole andare a letto perché
non sa tradurre in parole il suo bisogno,
così di solito la madre esausta
e seccata lo prende in braccio e lo porta
a letto in lacrime. Una volta venne da
me una giovane coppia e, quasi vergognandosi,
mi domandò se era uno sbaglio mettere
un parafuoco davanti al caminetto nella
camera del bambino. Tutti questi esempi
mostrano che tutte le idee, nuove o vecchie
che siano, diventano pericolose se non
sono applicate con un po' di buon senso.
' Solo un pazzo lascerebbe nella camera
dei bambini una finestra aperta o un caminetto
acceso privo di protezione. Tuttavia,
fin troppo spesso vengono a visitare la
mia scuola giovani entusiasti dell'autoregolazione
che si meravigliano della nostra mancanza
di libertà, perché le sostanze
velenose da laboratorio le teniamo chiuse
in un armadietto, o perché proibiamo
ai bambini di giocare sulla scala antincendio.
Così lo stesso movimento per la
libertà infantile è compromesso
da quei sostenitori , della libertà
che non sanno tenere i piedi per terra.
Recentemente dovetti sorbirmi le proteste
di un tipo di questo genere, perché
rimproveravo con decisione un bambino
difficile di sette anni che stava prendendo
a calci la porta del mio ufficio. A suo
modo di vedere avrei dovuto sorridere
e sopportare il baccano finché
al bambino fosse passata la voglia di
prendere la porta a calci. R vero che
io ho trascorso una. buona parte della
mia vita sopportando con pazienza gli
impulsi distruttivi dei bambini difficili,
ma questo lo ho sempre fatto in qualità
di psicologo e non nelle vesti di loro
concittadino.
Se una giovane madre pensa che si debba
permettere a suo figlio di tre anni di
dipingere la porta d'ingresso con inchiostro
rosso perché in questo modo il
bambino può esprimersi liberamente,
non è in grado nemmeno di capire
che cosa significhi l'autoregolazione.
Ricordo che in un'occasione ero seduto
al Covent Garden con un amico. Per tutto
il primo atto, un bambino di fronte a
noi continuò a rivolgersi al padre
ad alta voce. Nell'intervallo, cercai
un altro posto. Il mio compagno mi chiese:
" Che cosa avresti fatto se uno dei
tuoi allievi si fosse comportato così?
".
" Gli avrei detto di stare zitto
", risposi.
" Non sarebbe stato necessario "
replicò il mio amico
" sicuramente non si sarebbe comportato
così ".
Una volta una donna mi portò la
sua bambina di sette anni per farmela
vedere. " Signor Neill ", mi
disse, " ho letto tutto quello che
lei ha scritto, e anche prima che Daphne
nascesse, avevo deciso di allevarla secondo
le sue teorie ".
Detti un'occhiata a Daphne che stava in
piedi sul mio pianoforte, con le scarpe
da pioggia ai piedi. Fece un tal balzo
sul divano che quasi ne sfondò
le molle. " Guardi come è
naturale ", disse la madre, "
una vera bambina Neilliana ". Credo
di essere arrossito.
E' proprio la distinzione fra libertà
e licenza che molti genitori non sono
capaci di afferrare. Nelle famiglie in
cui vige una rigida disciplina il bambino
non ha diritti. Nelle famiglie sbagliate
ha tutti i diritti. La famiglia giusta
è quella in cui i bambini hanno
gli stessi diritti degli adulti. La stessa
cosa vale per la scuola. Si deve ricordare
continuamente che la libertà non
implica che il bambino venga viziato.
Se un bambino di tre anni vuole camminare
su un tavolo gli si deve semplicemente
dire che non deve farlo. Dovrà
obbedire, è vero, ma d'altra parte
anche lui deve essere obbedito quando
è necessario. Se un bambino mi
dice di uscire dalla sua camera, io me
ne vado.
I genitori devono essere disposti ad affrontare
un certo numero di sacrifici se intendono
permettere che i loro bambini vivano secondo
il proprio essere. I genitori sani giungono
ad una specie di compromesso; i genitori
malati reagiscono con la violenza o viziano
i figli permettendo loro di avere qualsiasi
diritto. In pratica si può attenuare,
se non risolvere, il contrasto di interessi
fra genitori e figli sull'onestà
base di un reciproco dare e avere. Zoe
rispettava la mia scrivania e non provava
alcun impulso irresistibile a giocare
con la mia macchina per scrivere o con
le mie carte. A mia volta rispettavo la
sua stanza e i suoi giocattoli. I bambini
sono molto assennati ed accettano prontamente
le leggi del vivere sociale. Non si dovrebbe
sfruttarli, come si fa troppo spesso.
Frequentemente si ordinano al bambino
intento al gioco cose simili: " Timmy
portami un bicchiere d'acqua ".
L'impertinenza dei bambini è dovuta
per la maggior parte ad un modo sbagliato
di trattarli. Zoe, quando aveva poco più
di un anno, attraversò un periodo
di bruciante interesse per i miei occhiali:
me li strappava continuamente dal naso
per osservarli da vicino, ma io non protestavo
e non mi mostravo
seccato con gesti o con il tono della
voce. Zoe perse quasi subito il suo interesse
per gli occhiali e non li toccò
più. Senza dubbio, se le avessi
detto bruscamente di non farlo, o peggio
se l'avessi picchiata sulla mano, l'interesse
per gli occhiali sarebbe rimasto frammisto
alla paura e a un senso di ribellione
nei miei confronti. Mia moglie l'ha sempre
lasciata giocare con oggetti fragili;
Zoe a sua volta li maneggiava, con cura,
e di rado le accadde di rompere qualche
cosa. Di solito gli oggetti che la interessavano,
li trovava per conto suo. Naturalmente,
vi è un limite all'autoregolazione.
Non si deve lasciare che un bambino di
sei mesi scopra da solo che una sigaretta
accesa può scottare dolorosamente.
In casi simili è sbagliato gridare
in tono allarmato; il metodo migliore
è quello di far sparire l'oggetto
pericoloso senza fare tanto chiasso. Salvo
che un bambino non abbia deficienze mentali,
scoprirà presto per conto suo che
cosa lo interessa. Se non si ossessiona
con strilli spaventati e grida d'irritazione,
diventerà incredibilmente sensibile
nei suoi rapporti con qualsiasi cosa.
La madre infastidita e affaccendata intorno
alla cucina, sempre istericamente preoccupata
per qualsiasi cosa facciano i bambini,
è una madre che non ha mai avuto
fiducia nei suoi figli. " Va' a vedere
che cosa sta facendo di là il bambino,
e digli che non deve farlo ", è
una frase che ancora oggi potrebbe andar
bene in molte famiglie. Quando una madre
mi scrive per chiedermi cosa deve fare
se i figli buttano tutto per aria mentre
lei è occupata in cucina, le posso
rispondere solamente che forse è
stata lei a farli crescere così.
Una volta una coppia di genitori dopo
aver letto alcuni dei miei libri venne
presa da un senso di colpa al pensiero
di tutto il male che avevano fatto ai
figli nell'allevarli. Padre e madre, allora,
riunirono i figli e dichiararono: "
Vi abbiamo allevati in maniera completamente
sbagliata, d'ora in poi sarete liberi
di fare tutto quello che vorrete ".
Ho dimenticato a quanto ammontasse il
conto dei danni, ma ricordo che dovettero
fare presto una nuova riunione per ritrattare
la decisione precedente. L'argomento che
si usa di solito per opporsi alla concessione
di libertà ai bambini è
questo: " La vita è dura e
i bambini vanno educati in modo che da
grandi siano in grado di inserirsi nella
vita. Dobbiamo insegnare loro la disciplina.
Se li lasciamo fare tutto quello che vogliono.
come potranno poi essere capaci di lavorare
sotto un padrone? Come potranno competere
con chi una disciplina l'ha avuta? Come
potranno regolarsi da sé? ".
Le persone che rifiutano di concedere
libertà ai bambini sulla scorta
di questi argomenti non si rendono conto
che il presupposto da cui partono è
la convinzione del tutto infondata che
un bambino non potrà mai crescere
o svilupparsi se non viene costretto a
farlo. I quaranta anni di esperienza a
Summerhill smentiscono questa ipotesi.
Prendiamo, fra le centinaia, il caso di
Mervyn. Rimase a Summerhill dai sette
ai diciassette anni e in tutto questo
tempo non frequentò mai una lezione.
A diciassette anni sapeva leggere a malapena.
Tuttavia, quando lasciò la scuola
e decise di diventare attrezzista, imparò
a leggere da solo ed acquisì, sempre
da solo e in poco tempo. tutto il bagaglio
di conoscenze tecniche di cui aveva bisogno.
Con i suoi sforzi si preparò per
il periodo di apprendistato. Oggi Mervyn
legge alla perfezione, guadagna bene ed
è una persona di rilievo nell'ambito
della sua comunità. Quanto all'autodisciplina.
Mervyn si è costruito con le proprie
mani la maggior parte della sua casa,
e sta allevando una bella famiglia di
tre bambini con il frutto del suo lavoro.
Allo stesso modo ogni anno a Summerhill
ragazzi e ragazze che fino a quel momento
hanno studiato ben poco, decidono di andare
all'Università; di loro iniziativa
cominciano una lunga e faticosa sgobbata
per prepararsi agli esami di ammissione.
Perché lo fanno?
Il comune presupposto che se una buona
abitudine non viene inculcata a forza
nella prima infanzia dopo non la si può
più sviluppare. E' un presupposto
sul quale siamo stati allevati e che accettiamo
come ovvio semplicemente perché
non è mai stato messo in dubbio.
Io questa ipotesi la respingo.
La libertà è necessaria
al bambino perché solo nella libertà
può crescere naturalmente, nel
modo giusto. Mi accorgo in continuazione
dei risultati dell'educazione costrittiva
grazie ai nuovi allievi che provengono
dalle scuole tradizionali e dai collegi
religiosi. Sono ragazzi pieni di ipocrisia,
nascosti dietro una facciata di stucchevole
buona educazione. La loro reazione alla
libertà è rapida e spossante.
Per le prime settimane, aprono le porte
agli insegnanti, mi chiamano " Signore
" e si mantengono accuratamente puliti.
Mi lanciano sguardi pieni di " rispetto
" dietro i quali si intravede facilmente
la paura. Dopo poche settimane di libertà
però si mostrano quali essi sono
in realtà. Diventano impudenti,
maleducati, sporchi. Fanno tutto quello
che in passato gli si è impedito
di fare bestemmiano, fumano, rompono oggetti,
e in tutto questo periodo mantengono negli
occhi e nella voce la vecchia espressione
educata ed insincera. Sono necessari sei
mesi almeno perché perdano la loro
deferenza verso l'autorità. In
circa sei mesi diventano bambini naturali
e sani che dicono ciò che pensano
senza turbamenti o malignità. Quando
un bambino entra abbastanza giovane in
un ambiente libero non ha bisogno di passare
attraverso questo stadio di falsità
e di innaturalezza. Il miglior risultato
che si ottiene a Summerhill è l'assoluta
sincerità degli allievi. L'essere
sinceri nella vita e nei confronti della
vita è un aspetto essenziale, certamente
il più importante al mondo? se
si è sinceri tutto il resto verrà
di conseguenza. Chiunque si rende conto
dell'importanza che ha la sincerità,
per esempio, nella recitazione. Ci aspettiamo
che siano sinceri i nostri uomini politici
(l'umanità è tanto ottimista),
i giudici, i magistrati, gli insegnanti,
i dottori. Nonostante questo educhiamo
i nostri figli in modo tale che essi non
avranno mai il coraggio di essere sinceri.
La più grande scoperta che forse
abbiamo fatto a SummerhilI è che
il bambino è una creatura sincera
fino dalla nascita. Noi, facciamo in modo
di lasciare i nostri bambini per conto
loro in modo da scoprire come essi siano
in realtà. E' il solo modo possibile
di trattare con i bambini. Le scuole pilota
del futuro dovranno seguire questa strada
se vorranno contribuire alla conoscenza
dei bambini e, cosa questa più
importante, alla loro felicità.
Lo scopo della vita è la felicità.
Il male della vita è tutto ciò
che limita o distrugge la felicità.
Felicità vuole dire sempre bontà;
l'infelicità nelle sue estreme
manifestazioni vuole dire persecuzioni
razziali, maltrattamenti dei minori, guerre.
Ma posso assicurare che la sincerità
ha i suoi momenti difficili. Come ad esempio
nel caso recente di una bambina di tre
anni che, dopo aver ben guardato un visitatore
con la barba gli disse: " Non mi
piace per niente la tua faccia ".
Il visitatore fu all'altezza della situazione.
" A me invece piace la tua ",
rispose, e Mary gli sorrise. No, non ritengo
necessario vantare ulteriormente i benefici
della libertà dei bambini.
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